QUANDO LO SPETTACOLO NON AIUTA LA CULTURA
(tratto e riportato fedelmente da un articolo dell'AIPD nazionale)

Alcune segnalazioni di familiari di persone con sindrome di Down offesi da espressioni e atteggiamenti tenuti all’interno della trasmissione “Il Grande Fratello” all’origine del comunicato stampa dell’AIPD.

martedì 26 gennaio 2010
Il Grande Fratello chiede scusa alle persone con sindrome di Down.

Molte volte ci sforziamo di realizzare buone trasmissioni culturali, di dare spazio a una corretta informazione, di aiutare le persone a capire e a rispettare le piccole e grandi diversità presenti nel mondo e nel nostro Paese. Tutto ciò è importante e utile, ma molti, moltissimi messaggi passano a un più largo pubblico attraverso i cosiddetti “programmi leggeri” in cui anche una battuta può veicolare un più corretto modo di essere e di comportarsi.

Durante la nota trasmissione di Canale 5 del Grande Fratello, spesso e volentieri alcuni dei partecipanti sono soliti condire le loro liti con l’epiteto “mongoloide”. Hanno iniziato in dicembre, mentre i concorrenti erano a tavola per la cena (la puntata su Canale 5 era finita da un’ora o forse più, la diretta continuava sul Canale Extra 1 di Mediaset Premium) e la concorrente Carmela l’ha urlato come fosse il peggiore degli insulti. Da allora non hanno più smesso.

Il reiterarsi di questi spiacevoli episodi fa male; fa male alle 49.000 persone con la sindrome di Down e alle loro famiglie che vivono in Italia e che lottano ogni giorno per far capire che avere la sindrome di Down, essere “mongoloide”, non vuol dire essere sciocchi e incapaci e quindi degni solo di disprezzo.
Avere la sindrome di Down vuol dire avere un ritardo mentale, ma essere comunque persone, persone che vanno a scuola, che si sforzano di acquisire una certa autonomia, che qualche volta lavorano, che ridono, che piangono, che hanno dei sentimenti, che sanno dare e ricevere.

Da tempo lavoriamo per abbandonare il termine “mongoloide”, proprio perché troppo spesso usato in senso dispregiativo, ma quello che davvero vogliamo non è solo abbandonare la parola, ma abbandonare l’idea che si possa disprezzare una persona.
Chi fa televisione sa che molte persone lo vedranno e lo ascolteranno, deve sapere di avere delle responsabilità, di fare, a volte suo malgrado, cultura. E se domani due bambini giocando davanti alla scuola si scherniranno chiamandosi “mongoloide”, deve sapere che ha contribuito a rinforzare questo comportamento anziché ridurlo.

Le scuse non servono a cancellare l’offesa, ma aiutano a rimettere al centro le persone. Per queste ragioni l’AIPD chiede alla trasmissione Grande Fratello di chiedere scusa a questa, forse piccola parte di Italiani, ma non per ciò meno degna di rispetto.

Scarica qui il testo del comunicato stampa in formato pdf.


martedi 26 gennaio 2010

la conduttrice Alessia Marcuzzi, nella puntata di lunedì 25 gennaio, ha chiesto scusa a nome dei ragazzi del Grande Fratello per l’uso offensivo della parola mongoloide:
http://www.youtube.com/watch?v=8p3SwPvSF78&feature=related

 

Ci auguriamo che da questa esperienza molti sappiano trarre riflessioni.


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